Il 29 gennaio la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha pubblicato il suo rapporto annuale relativo all’attività svolta nel 2025, offrendo una panoramica sullo stato dei diritti civili e politici nei Paesi membri del Consiglio d’Europa.
Il documento raccoglie dati su migliaia di ricorsi, decisioni e sentenze, evidenziando le violazioni più frequenti della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tra queste figurano limitazioni alla libertà di espressione, all’equo processo e al diritto alla vita privata.
Il rapporto sottolinea come, in diversi Stati, si stia consolidando una tendenza alla restrizione indiretta dei diritti, attraverso leggi o pratiche amministrative che riducono lo spazio di azione della società civile e dei media.
Particolare attenzione viene dedicata al tema della libertà di informazione, messa sotto pressione sia da interventi legislativi sia da forme di intimidazione giudiziaria nei confronti di giornalisti e attivisti.
La Corte ricorda che le sue sentenze sono vincolanti e che gli Stati hanno l’obbligo di conformarsi non solo al dispositivo, ma anche ai principi affermati nelle decisioni.
Il rapporto pubblicato il 29 gennaio rappresenta quindi uno strumento di riferimento essenziale per valutare lo stato della democrazia e dello stato di diritto in Europa, oltre che una base per il lavoro di ONG, avvocati e istituzioni.
